Veronica Caciolli

 

 

“Come il bambino che rompe un vaso di famiglia
Vedo l’ultimo ciclo di lavori di Myriam Cappelletti un po’ così, come l’atto involontario di
un bambino che rompe un vaso di famiglia… e impaurito dalle precedenti sgridate dei
genitori, cerca di nascosto di aggiustarlo e di farlo apparire “accettabile”, come prima. Il
come prima di Myriam Cappelletti è la figurazione, la forma riconoscibile, che ha
caratterizzato per molti anni il suo percorso, progressivamente, in silenzio, e quasi di
nascosto, provate ad abbandonare come uno stanco rapporto che non si può veramente
tagliare del tutto, per la libertà dell’astrazione. Allora, visi, alberi, pesci e lettere, sono
come amanti a cui non può rinunciare, segni dal valore simbolico personale troppo
importanti da poter escludere, che emergono dal colore puro dove libera le sue emergenze.
Impaurita poi dalla propria intensità energetica espressa nel colore steso in maniera veloce
ed istintuale, interviene di nuovo sulla tela, cesellandolo con quei piccoli e delicati segni
che assumono l’apparenza di ricami. E’ nella tensione tra i due poli dell’Es e del Super- Io
che si pone il lavoro di Myriam Cappelletti, e non mi stupisce quindi il recente utilizzo di
lunghe tele e drappi su cui il colore può essere steso in una maggior quantità spaziale e in
maniera più libera e stratificata, su cui agisce poi in togliere per far scaturire la forma
concreta, quasi di nuovo a voler dimostrare la sua capacità di tenere la situazione sotto
controllo. Ma ben venga la sua libertà. I frequenti cicli cromatici del verde, dell’azzurro e
del rosso si pongono dunque come trascrizioni di periodi esistenziali ed intimi, in qualche
modo criptati, che all’osservatore non lasciano altra la strada che quella di sentire con lei
piuttosto che capire il suo essere al mondo.

Veronica Caciolli, Settembre 2005