Laura Monaldi

 

 

Anche il silenzio è parola ...
Nelle pieghe del tempo che fugge inesorabile e nella corsa frenetica del quotidiano esiste un attimo in cui tutto si
perde; in cui la realtà, ardente e caotica, si fa pensiero, immaginazione e poetica per immagini; in cui la necessità di fermarsi
e ascoltare fa da padrona; in cui lo spazio vitale diviene un momento di riflessione e il tempo umano rintocca i secondi del
tempo soggettivo, alla ricerca di una nuova identità e di una nuova strada da percorrere. Esiste un tempo in cui l’artista
rivendica se stesso, ripercorrendo i passi che l’hanno portato all’attimo presente; esiste un momento in cui si avverte
l’esistenza di una frattura tra un prima e un dopo, di una lacerazione esistenziale che muta la percezione di tutto ciò che
esiste al di fuori dell’Io e lo stesso Io in frantumi si ricompone con un nuovo temperamento.
Fra riletture e ripensamenti Myriam Cappelletti veste un nuovo stile, più aleatorio e meno figurativo, più
concettuale e poetico, mantenendo allo stesso modo la concretezza della materia artistica che diviene un filo conduttore
capace di cucire e riunire in un’unica prassi l’idea di essere se stessa e diversa da sé, nella consapevolezza che nella vita tutto
muta e si evolve con il tempo che passa e non si arresta. Così l’artista ha colto il senso del silenzio e del vuoto, dell’assenza
e dell’apparenza, come riappropriazione esistenziale e vestito di una logica di pensieri che andavano ricollocati al giusto
posto, laddove la vena creativa li aveva ponderati e laddove potevano ri-autenticarsi. La tela, dunque, non più solo
strumento di comunicazione e d’espressione, perde la bidimensionalità per farsi assemblaggio, installazione e sculturaoggetto,
concretizzandosi come entità diversa ma parte integrante di un unico sistema vitale. La tela diviene il campo
sperimentale del silenzio, in quanto ricerca di una serenità rinnovata e di una quiete in grado di ristabilire i legami perduti e
ritrovati: è l’incomunicabilità che incontra la possibilità; è l’inservibile che incontra l’utilità; è la solitudine che da inganno
diviene opportunità. In tal senso le opere dell’artista si configurano come la parte restante di un tempo che finisce e di un
altro che inizia. La sedia come spazio del pensiero; il libro come strumento di indagine e di apertura sull’esistenza; la carta
come luogo di memoria; la gabbia come rifugio; gli occhi come specchio di nuove opportunità e, infine, il silenzio come
eco di una modernità in continua evoluzione e come richiamo a una primigenia esperienza. Tali sono gli elementi che
fanno da apripista a una nuova epoca artistica, che evidenziano il cambiamento estetico e l’apertura verso una dimensione
che si colloca fra l’astrattezza e la concretezza, tra il frastuono quotidiano e il silenzio assordante della natura e del
pensiero.
 Dall’alienazione digitale delle coscienze
contemporanee, dal bersagliamento mediatico, troppo ricco di immagini e parole in libertà illogica; quasi un voler tornare a un’origine fanciullesca di letture

Solo sedendo e leggendo si possono trovare le risposte alle domande più profonde e
rivolgere un sorriso al tempo che sarà.
Laura Monaldi