Le trame e gli orditi segnici della vita
Giampaolo Trotta
Myriam Cappelletti ha tratto dalla storia ancestrale dell’uomo,dai meandri più profondi del suo incoscio ,un repertorio di segni “cosmogonici” di immagini e di tecniche che poi ha personalmente rielaborato in un linguaggio decisamente post-moderno,ovvero che ha superato le barriere labili di quel presunto ed obsoleto limes tra figurativo ed informale,quel confine ,cioè,che costituisce la sponda incerta e mutevole del fiume,ora calmo ,ora impetuoso,del fluire dell’esistenza,del cui riflesso si riveste l’universo onirico e segnico di una semiotica concettuale e lirica.Da qui una consapevolezza della percezione dell’infinito,assieme a una potente sensazione di libertà.In effetti,le opere della Cappelletti racchiudono un intero “universo”e nel labirinto di sculture-pictae- e di tele incrostate di intonaci evanescenti,di “pietre” fatte di aria cromaticamente dissolventesi nei toni pastello,nel dedalo di ”strade”,tra i virtuali affreschi ora grumosi ora acquosi o eterei,tra gli inserti di stoffe sgargianti,di materiali assiepati,disegni arrotolati,perlinature lucenti e terracotte dal sapore di ex-voto archeologici,in questo vorticoso e nello stesso tempo delicato “disordine” emerge tutta la vis ed il furor pingendi dell’artista,il suo modo coinvolgente e totalizzante,allucinatamente lirico e passionario,di intendere l’arte.
La pittura “informale “di Myriam-soprattutto i suoi “muri” graffiati,incisi,tormentati nel segno,le sue pareti ricoperte di frasi o lettere cancellate dal tempo e rese “intra-visibili”-sono pareti interiori che,al pari di un palinsesto,raccolgono emozioni e sentimenti di un intera esistenza,divenendo riflessione come in un personalissimo diario.
 
Mostre
Il filo del discorso
M.Cappelletti
 
Ho voluto dare questo titolo a questa mostra, perché ho bisogno della parola scritta ,o dell’appiglio di un concetto ,di una storia ,di un pensiero per cominciare a dipingere.. e la parola “filo” da sempre mi attrae..materialmente, lo uso  spesso ,piccoli spaghi per cucire le mie tele ,per attaccare i miei simboli di legno ,ferro o terracotta ,lo uso nell’immaginario perché ho ,nell’incoscio,bisogno di tenere  a me “legate“ le cose più care,le persone ,i pensieri più intimi ,i sogni-i miei piccoli pesci racchiusi tra le radici degli alberi-.I nostri cuori, nostri ricordi,le occasioni avute e perdute sono nei microcosmi incisi nelle tele ,siamo noi con le nostre debolezze o le nostre passioni a tenere sempre vivo e attento ,il “filo del discorso”,inciso nell’intonaco in maniera simbolica per ricordarci  uno dell’altro, come le bamboline di carta di giornale che ritagliavamo nella nostra infanzia..un modo per interagire con il prossimo ,per non rimanere soli: non interrompiamo questo  dialogo.,il filo che ci lega a volte è più forte di quello che pensiamo.